Interviste alle giovani leve di Assointerpreti: Laura Gervasi



  • Laura Gervasi è candidata nel gruppo Emilia-Romagna con le seguenti combinazioni linguistiche:
    SPA <> ITA
    ING > ITA
    ING > SPA
    1. La professione reale che svolgi quanto corrisponde o si allontana dalla professione ideale che ti aveva portato alla scelta universitaria?
      Corrisponde in gran parte, se non in toto, alle mie aspettative, considerando che di alcuni aspetti “non rosei” della professione ero già consapevole durante gli studi.
    2. Secondo te la differenza generazionale conta nella professione? Cioè, come “giovane”, pensi di avere problemi peculiari legati all’età professionale e se sì, quali?
      Per la mia esperienza, non conta tanto nei rapporti con i colleghi senior o nello svolgimento dell’incarico, quanto nella fase di approccio al cliente. Noto una certa difficoltà nel riuscire a interfacciarmi ed eventualmente acquisire clienti diretti, dovuta alla diffidenza diffusa a livello istituzionale e aziendale nei confronti di una persona “giovane” che propone un servizio altamente professionale come quello dell’interpretazione di conferenza.
    3. Quale è la tua idea di deontologia ed etica professionale? In quale valore ti riconosci di più?
      Ritengo voglia dire rispetto della professione, cercando di garantire standard qualitativi elevati e di presentare il nostro lavoro in modo appropriato a eventuali committenti, e correttezza nei confronti dei colleghi. Mi riconosco molto nel dovere etico di prepararsi accuratamente prima dello svolgimento di ogni incarico.
    4. Pensi che gli interpreti italiani non siano abbastanza considerati dall’opinione pubblica? Se sì, a cosa lo attribuiresti?
      Mi pare che in generale si conosca poco la professione, o la si conosca solo nelle sue declinazioni più mediatiche. Non saprei a cosa attribuirlo, forse al “monopolio” che in Italia hanno sull’opinione pubblica altre libere professioni con una storia più lunga alle spalle.
    5. Credi che l’associazionismo, la colleganza professionale, sia un valore aggiunto per la coesione e la forza della nostra categoria?
      Assolutamente sì.
    6. Cosa rimprovereresti alla “vecchia generazione” di colleghi? E cosa ai colleghi della tua generazione?
      Alla “vecchia generazione” non rimprovererei nulla, ma chiederei maggiore supporto e formazione su come gestire gli aspetti “commerciali” del nostro lavoro (ricerca dei clienti, gestione dei preventivi etc.).
      Ai colleghi della mia generazione rimprovererei a volte un po’ di leggerezza nei confronti della professione.
    7. Quanto conta per te l’aggiornamento e in quali discipline ti senti più bisognosa di formazione?
      L’aggiornamento in una professione come la nostra è molto importante e credo lo sarà sempre di più man mano che andrò avanti, in quanto cambierà il mercato e sarà necessario specializzarsi o acquisire nuive competenze. Vorrei ricevere più formazione sulla gestione “commerciale” della nostra professione e su eventuali strumenti informatici che possano velocizzare la preparazione terminologica pre-incarico e rendere più agevole la consultazione durante lo svolgimento dell’incarico.
    8. Un eccellente interprete deve anche essere un buon imprenditore di se stesso. Sei d’accordo?
      Non è necessario essere un buon imprenditore per essere un eccellente interprete, sono competenze distinte e separate. Sicuramente se si hanno anche buone doti imprenditoriali si riesce a lavorare di più, ma non è detto che “di più” voglia dire “meglio”. Per lavorare “di più” e “meglio” allo stesso tempo, bisogna anche sapere sensibilizzare il mercato e il cliente. Certamente, laddove non ci sono buone doti imprenditoriali da parte del singolo interprete, credo che fare parte di una rete o associazione di colleghi possa sopperire a questa mancanza.
    9. Se tornassi indietro sceglieresti lo stesso percorso di studi? Lo consiglieresti considerando l’attuale realtà del mondo dell’interpretazione?
      Dico spesso a chi me lo chiede che se rinascessi farei esattamente la stessa scelta. Ho consigliato più volte la facoltà che ho frequentato (Scuola Interpreti e Traduttori di Forlì) a ragazzi e ragazze all’ultimo anno della scuola media superiore.